La famiglia Martin

La famiglia Martin

Nel Santuario di Monza, dedicato a S. Teresa di Gesù Bambino, vi è una cappella laterale dedicata alla Famiglia Martin, nella quale S. Teresa è venerata insieme ai suoi genitori, i Santi Zelia Guerin e Luigi Martin.

Proprio a Monza ha avuto luogo la guarigione miracolosa di un bambino che ha aperto la strada alla canonizzazione dei coniugi Martin.

A perenne memoria e in segno di gratitudine e di continua preghiera alla quarta domenica di ogni mese la S. Messa festiva delle ore 18.00 ha un’intenzione particolare per tutte le famiglie.

S. Teresa di Gesù Bambino

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S. Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo
(S. Teresina di Lisieux)

Dottore della Chiesa e Patrona delle Missioni

Nel cuore della Chiesa, mia madre, io sarò l’Amore (Ms B, 2v)

Alençon, 2 gennaio 1873 – Lisieux, 30 settembre 1897

Teresa Martin nasce ad Alençon in Francia il 2 gennaio 1873. È battezzata due giorni più tardi nella Chiesa di Notre-Dame, ricevendo i nomi di Maria Francesca Teresa. I suoi genitori sono Louis Martin e Zélie Guérin. Dopo la morte della madre, avvenuta il 28 agosto 1877, Teresa si trasferisce con tutta la famiglia nella città di Lisieux.

Verso la fine del 1879 si accosta per la prima volta al sacramento della penitenza. Nel giorno di Pentecoste del 1883 ha la singolare grazia della guarigione da una grave malattia, per l’intercessione di nostra Signora delle Vittorie. Educata dalle Benedettine di Lisieux, riceve la prima comunione l’8 maggio 1884, dopo una intensa preparazione, coronata da una singolare esperienza della grazia dell’unione intima con Cristo. Poche settimane più tardi, il 14 giugno dello stesso anno, riceve il sacramento della cresima, con viva consapevolezza di ciò che comporta il dono dello Spirito Santo nella personale partecipazione alla grazia della Pentecoste.

Desiderosa di abbracciare la vita contemplativa, come le sue sorelle Paolina e Maria nel Carmelo di Lisieux, ma impedita per la sua giovane età, durante un pellegrinaggio in Italia, dopo aver visitato la Santa Casa di Loreto e i luoghi della Città Eterna, nell’udienza concessa dal Papa ai fedeli della diocesi di Lisieux, il 20 novembre 1887, con filiale audacia chiede a Leone XIII di poter entrare nel Carmelo all’età di 15 anni.

Il 9 aprile del 1888 entra nel Carmelo di Lisieux ove il 10 gennaio dell’anno seguente riceve l’abito dell’Ordine della Vergine ed emette la sua professione religiosa l’8 settembre del 1890, festa della Natività della Vergine Maria.

Intraprende nel Carmelo il cammino della perfezione, tracciato dalla Madre Fondatrice, Teresa di Gesù, con autentico fervore e fedeltà, nell’adempimento dei diversi uffici comunitari a lei affidati. Illuminata dalla Parola di Dio, provata in modo particolare dalla malattia del suo amatissimo padre, Louis Martin, che muore il 29 luglio del 1894, si incammina verso la santità, ispirata dalla lettura del Vangelo, insistendo sulla centralità dell’amore. Teresa ci ha lasciato nei suoi manoscritti autobiografici non solo i ricordi dell’infanzia e dell’adolescenza, ma anche il ritratto della sua anima e le sue esperienze più intime. Scopre e comunica alle novizie affidate alla sue cure la piccola via dell’infanzia spirituale; riceve come dono speciale di accompagnare con il sacrificio e la preghiera due « fratelli missionari». Penetra sempre di più nel mistero della Chiesa e, attirata dall’amore di Cristo, sente crescere in sé la vocazione apostolica e missionaria che la spinge a trascinare tutti con sé, incontro allo Sposo divino.

Il 9 giugno del 1895, nella festa della Santissima Trinità, si offre vittima di olocausto all’Amore misericordioso di Dio. Nel frattempo redige il primo manoscritto autobiografico, che consegna a Madre Agnese di Gesù nella sua festa, il 21 gennaio 1896.

Pochi mesi più tardi, il 3 aprile, durante la notte fra il giovedì ed il venerdì santo, ha una prima manifestazione della malattia che la condurrà alla morte e che Lei accoglie come la misteriosa visita dello Sposo divino. Nello stesso tempo entra nella prova della fede che durerà fino alla sua morte e della quale offrirà una sconvolgente testimonianza nei suoi scritti. Durante il mese di settembre conclude il Manoscritto B, che costituisce una stupenda illustrazione della piena maturità della Santa, specialmente mediante la scoperta della sua vocazione nel cuore della Chiesa.

Mentre peggiora la sua salute e continua il tempo della prova, nel mese di giugno inizia il Manoscritto C, dedicato alla Madre Maria di Gonzaga; nuove grazie la conducono ad una più alta perfezione ed ella scopre nuove luci sull’estensione del suo messaggio nella Chiesa a vantaggio delle anime che seguiranno la sua via. L’8 luglio 1897 viene trasferita in infermeria. Le sue sorelle ed altre religiose raccolgono le sue parole, mentre i dolori e le prove, sopportati con pazienza, si intensificano fino a culminare con la morte, nel pomeriggio del 30 settembre del 1897. «Io non muoio, entro nella vita», aveva scritto al suo fratello spirituale missionario don Bellier. Le sue ultime parole « Dio mio, io ti amo » sono il sigillo della sua esistenza, che all’età di 24 anni si spegne sulla terra per entrare, secondo il suo desiderio, in una nuova fase di presenza apostolica in favore delle anime, nella comunione dei Santi, per spargere una pioggia di rose sul mondo.

Fu canonizzata da Pio XI il 17 maggio 1925 e dallo stesso Papa proclamata Patrona universale delle missioni, insieme a San Francesco Saverio, il 14 dicembre 1927.

E’ stata proclamata Dottore della Chiesa Universale da S. Giovanni Paolo II nella Giornata Mondiale delle Missioni il 19 ottobre 1997, .

Lettera Apostolica DIVINI AMORIS SCIENTIA – Proclamazione a Dottore della Chiesa di S. Teresa di Gesù Bambino >

I Santi coniugi Martin

Genitori-S-Teresina

Santi Luigi Martin e Zelia Guerin
Genitori di S. Teresa di Gesù Bambino

Il Buon Dio mi ha dato un padre e una madre più degni del Cielo che della terra. (S. Teresa di Gesù Bambino, 26 luglio 1897)

Luigi (Louis): Bordeaux, 22 agosto 1823 – La Musse, 29 luglio 1894

Elia (Zélie): Gandelain, 23 dicembre 1831 – Alençon, 28 agosto 1877

In gioventù, prima di conoscersi, Louis e Zélie avrebbero desiderato consacrarsi al Signore; ma un giorno Zélie passò sul ponte Saint Leonard, ad Alençon e incrociò un giovane uomo la cui nobile fisionomia, l’andatura riservata, l’atteggiamento pieno di dignità, la impressionarono. Nello stesso tempo, una voce interiore le mormorò in segreto: «é quest’uomo che ho preparato per te».

A mezzanotte del 13 luglio 1858 si sposarono nella chiesa di Notre Dame, in Alençon. Dal loro matrimonio nacquero ben nove figli. Scriverà Zélie in una lettera del 4 marzo 1877:

«[…] quando abbiamo avuto i nostri figlioli, le nostre idee sono un po’ cambiate: non vivevamo più che per loro, questi erano la nostra felicità e non l’abbiamo mai trovata se non in loro. Insomma, tutto ci riusciva facilissimo, il mondo non ci era di peso».

Dio, nel focolare dei Martin, sarà sempre «il primo servito».

Il corposo epistolario di Zélie è una vera e propria cronaca familiare, dove si evince che la Santa Messa e la preghiera erano la fonte della loro esistenza. La profondità dei sentimenti che legavano i due coniugi Martin furono il risultato di una perfetta unità di intenti, e il realismo guidava i loro passi.

Zélie era una mamma tenerissima; scrisse nella lettera datata 4 aprile 1868: «è un lavoro così dolce occuparsi dei propri bambini!», così i figli sentivano che erano stati desiderati e che i genitori vivevano per loro: far piacere a Gesù e far piacere ai genitori divenne un’unica realtà.

In occasione del Processo di Beatificazione di Teresa, la sorella Maria ricordava: «I nostri genitori ci educarono tutte in uno spirito di distacco delle cose della terra. Era questa, mi pare, la nota caratteristica di questa educazione. Molto spesso ci ricordavano le cose dell’eternità. L’educazione della nostra famiglia era molto affettuosa ma per niente molle».

Uno dei tratti caratteristici della grande fede dei Martin era il pieno abbandono alla Divina Provvidenza, ecco che, nonostante lo straziante dolore per la perdita di ben quattro figli, essi non cadranno nella disperazione. Zélie scriveva ad una cognata reduce da un aborto spontaneo:

«Che il buon Dio vi accordi la rassegnazione alla sua santa volontà. Il vostro caro piccolo bambino è presso di Lui; vi vede, vi ama, e voi lo ritroverete un giorno. È una grande consolazione che io ho provato e che provo ancora.
Quando ho chiuso gli occhi ai miei cari piccoli bambini e li ho seppelliti, ho provato un grande dolore, a cui mi sono tuttavia rassegnata. Non rimpiangevo le pene e le preoccupazioni che avevo dovuto patire per loro. Molti mi dicevano: “Sarebbe stato meglio non averli mai avuti”. Non potevo sopportare questo linguaggio. Non trovavo affatto che le pene e le preoccupazioni potessero essere messi sulla bilancia con la felicità eterna dei miei figli. Inoltre, essi non erano perduti per sempre, la vita è corta e piena di miserie, li si troverà lassù.
È soprattutto alla morte del primo che ho sentito vivamente la felicità di avere un figlio in Cielo. Perché il buon Dio mi ha provato in modo sensibile che aveva gradito il mio sacrificio. Io ho ottenuto, con la mediazione di questo piccolo angelo, una grazia molto straordinaria […]. Vedete, cara sorella, che è un grande bene avere dei piccoli angeli in Cielo, ma non è meno penoso per la natura perderli, sono queste le grandi pene della nostra vita» (Lettera del 17 ottobre 1871).

Ogni giorno veniva offerto al Signore con questa preghiera: «Mio Dio, vi dono il mio cuore, prendetelo, se vi piace, così che nessuna creatura possa possederlo, ma Voi solo, mio buon Gesù».

Louis con il suo laboratorio di orologiaio, con annessa gioielleria, Zélie con la sua azienda di merletti (era fabbricante del famoso Point d’Alençon) assicuravano alla famiglia una certa agiatezza, che però non ledeva la sobrietà, offrendo, nel contempo, la possibilità di esercitare la carità.

Come si deduce dalla dichiarazione delle figlie al processo di beatificazione di Teresina del Bambino Gesù: «La nostra mamma vigilava con grande attenzione sull’anima delle sue bambine e la più piccola mancanza non era lasciata senza rimprovero. Era un’educazione buona e affettuosa, ma oculata e accurata».

Confessione frequente, adorazioni notturne, attività parrocchiali, esami di coscienza sulle ginocchia della mamma e il catechismo imparato in braccio al papà permisero un’educazione sana, in perfetta armonia, e le figlie non videro miglior futuro che quello di porsi al servizio della Chiesa.

Zélie morirà di cancro a 45 anni, dopo 19 di matrimonio e con l’ultima nata di appena 4 anni (Teresina).

Amante del silenzio e della contemplazione, Louis Martin ha lasciato soltanto sedici lettere, ma assai preziose per comprendere la sua personalità. Egli fu per Zélie un meraviglioso consolatore ed un eccezionale sostegno.

«Cara amica,

non potrò arrivare ad Alençon che lunedì: il tempo mi pare lungo, non vedo il momento di esserti vicino. Inutile dirti che la tua lettera mi ha fatto un gran piacere, fuorché il vedere che ti affatichi eccessivamente. Perciò, ti raccomando molto la calma e la moderazione, soprattutto nel lavoro. Ho alcune ordinazioni della Compagnia Lionese. Ancora una volta, non ti preoccupare tanto; arriveremo, coll’aiuto di Dio, a dar vita a una buona piccola fabbrica. Ho avuto la felicità di comunicarmi a Nostra Signora delle Vittorie, che è come un piccolo paradiso terrestre. Ho fatto pure accendere un cero secondo l’intenzione di tutta la famiglia. Vi bacio tutti di cuore, in attesa della felicità di essere riunito a voi. Spero che Maria e Paolina siano molto savie!
Tuo marito e vero amico, che ti ama per la vita.» (Luigi alla moglie, LL 1).

«Con quanta gioia vedevo arrivare ogni anno la distribuzione dei premi!… In quest’occasione come sempre, la giustizia era rispettata e avevo solo le ricompense meritate, sola soletta, in piedi in mezzo alla nobile assemblea, ascoltavo la sentenza, letta dal Re di Francia e di Navarra… il cuore mi batteva forte forte nel ricevere i premi e la corona… era per me come un’immagine del giudizio!… (S. Teresa di Gesù Bambino, Ms A, 19v).

«Non posso dire quanto amavo papà, tutto in lui suscitava in me l’ammirazione» (S. Teresa di Gesù Bambino, Ms A, 21r).

Quando resterà vedovo a 54 anni, nel 1877, manterrà lo stesso obiettivo: rimase interamente consacrato alla felicità eterna delle sue figlie, di cui curava l’educazione in rimarchevole continuità con la madre scomparsa, con lo scopo di «allevarle tutte per il Cielo». Giocava con le figlie, le portava in pellegrinaggio, in vacanza e organizzava viaggi insieme a loro… ma al primo posto c’era sempre Dio.

Di lui scriveva S. Teresina: «Il cuore così tenero di papà aveva unito, all’amore che già possedeva, un amore veramente materno» (Ms A, 13r).

Louis morì a 71 anni dopo un umiliante declino, causato dall’arteriosclerosi e da una progressiva paralisi, avendo prima, comunque, la gioia di donare tutte le cinque figlie al Signore: quattro nel Carmelo di Lisieux e una fra le Visitandine di Caen.

I processi per le Cause di beatificazione e canonizzazione dei Servi di Dio Luigi Martin e di Zelia Guerin, furono istruiti rispettivamente nelle diocesi di Bayeux-Lisieux e di Sées, dal 1957 al 1960, e quindi inviati a Roma.

Queste due cause, condotte poi secondo il metodo storico, sono state presentate alla Congregazione delle Cause dei Santi in un unico studio.
Il 26 marzo 1994 papa Giovanni Paolo II ha proclamato le loro virtù eroiche.
La loro beatificazione è avvenuta il 19 ottobre 2008 a Lisieux, dopo il parere positivo della Commissione medica e teologica sulla guarigione miracolosa di Pietro Schilirò, un bambino di Monza nato con una grave malformazione ai polmoni che non lasciava speranza.
La Chiesa li ricorda separatamente: Luigi Martin il 29 Luglio e Zelia Guerin il 28 Agosto, mentre la Diocesi di Bayeux-Lisieux ed i Carmelitani Scalzi ne fanno memoria il 12 Luglio.

La guarigione del piccolo Pietro

Pietro Schilirò, quinto figlio dei coniugi Valter e Adele di Leo, nacque il 25 maggio 2002 presso l’Ospedale San Gerardo dei Tintori di Monza, Milano.

Presentò subito gravi difficoltà respiratorie che richiesero l’immediato trattamento in terapia intensiva. Nella serata del 3 giugno, i genitori, vista la drammatica situazione di Pietro, fecero amministrare il Battesimo al bambino da padre carmelitano Antonio Sangalli, loro amico.

Per aiutare i genitori di Pietro a vivere il loro dramma alla luce della fede, padre Antonio consigliò loro di iniziare una novena ai Venerabili Coniugi Luigi e Zelia Martin, genitori di Santa Teresa di Gesù Bambino, che avendo perduto quattro bambini in tenera età conoscevano bene questo dolore. Molti parenti e amici si unirono alla famiglia nella recita della novena, mentre in ospedale sulla culla di Pietro, fu affissa l’immaginetta dei Venerabili.

Il 13 giugno, durante la recita della novena, vennero chiesti espressamente a Luigi e Zelia la comprensione della volontà di Dio e la guarigione di Pietro, se questo rientrava nel disegno divino.

Nella mattinata del 29 giugno, giorno del suo onomastico, per la prima volta si rilevò un improvviso, inspiegabile miglioramento nelle condizioni di Pietro. Il 27 luglio Pietro fu dimesso dall’ospedale.

Il Tribunale Ecclesiastico della Diocesi di Milano esaminò dal 16 aprile al 10 giugno 2003 la guarigione di Pietro Schilirò. Il 7 luglio 2003, gli atti del Processo Super Miro furono consegnati a Roma alla Congregazione per le Cause dei Santi, che in data 14 novembre 2003 rilasciò il Decreto di validità dell’iter processuale.

Il 17 gennaio 2008, la Consulta Medica espresse il suo giudizio unanime sulla inspiegabilità scientifica della guarigione e, il 17 marzo seguente, i Consultori Teologi della Congregazione per le Cause dei Santi dopo aver esaminato il caso, si pronunciarono a favore del carattere miracoloso della guarigione e della sua attribuzione all’intercessione dei Venerabili Servi di Dio.

A conclusione dell’iter, il Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, il Cardinale José Saraiva Martins, presentò la documentazione al Santo Padre Benedetto XVI che il 3 luglio approvò la guarigione di Pietro compiuta da Dio per intercessione dei Venerabili Servi di Dio.

Il 12 luglio seguente, ad Alençon, in occasione delle celebrazioni commemorative per il 150° anniversario delle nozze dei Coniugi Martin, lo stesso Cardinale annunciò che il Santo Padre aveva fissato per il 19 ottobre 2008, Giornata Mondiale delle Missioni, la loro Beatificazione nella Basilica di Lisieux.

I coniugi Luigi e Zelia Martin sono stati canonizzati il 18 ottobre 2015, nel cuore del Sinodo della Famiglia in Vaticano.