Beato Alfonso Maria dello Spirito Santo

Beato Alfonso Maria dello Spirito Santo

BEATO ALFONSO MARIA DELLO SPIRITO SANTO
(JOZEF MAZUREK)

1891 – 1944

Memoria facoltativa, 12 giugno

Giuseppe Mazurek nacque il 1° marzo 1891 a Baranówka, vicino a Lubartów, in Polonia. Nel 1908 entrò nell’Ordine dei Carmelitani Scalzi a Czerna, prendendo il nome di Fra Alfonso Maria dello Spirito Santo. Dopo aver emesso i voti, studiò a Cracovia, Linz e Vienna, dove il 16 luglio 1916 fu ordinato sacerdote. Dal 1920 al 1930 lavorò nel seminario minore dei Carmelitani Scalzi a Wadowice come professore ed educatore dei ragazzi. Dal 1930 ricoprì l’incarico di Priore ed economo del convento di Czerna.

Attento e delicato nei vari servizi comunitari e assiduo nel ministero delle confessioni, incoraggiava tutti a una tenera e solida devozione alla Madonna. II suo zelo apostolico e la fedeltà al Signore erano il frutto di una continua preghiera e devozione a Gesù Crocifisso.

Rimase fedele alla propria vocazione durante gli anni della persecuzione nazista. Venne catturato e fucilato dai nazisti il 28 agosto 1944 a Nawojowa Góra, presso Krzeszowice: rese l’anima a Dio pregando il rosario.

È stato beatificato da San Giovanni Paolo II il 13 giugno 1999 a Varsavia, insieme a 107 martiri polacchi. È sepolto nel Santuario carmelitano di San Giuseppe a Wadowice.

Da Dizionario Carmelitano, Roma 2008.

 

Dai «Discorsi» di san Giovanni Paolo II, papa
(pronunciati a Bygoszcz e a Wadowice, OR 7-8 giugno 1999, p. 11; 18 giugno 1999, p. 4)

«Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli» (Mt 5,10). Questa beatitudine in modo particolare ci pone davanti agli occhi gli eventi del Venerdì Santo. Cristo condanna­to a morte come un malfattore, e poi crocifisso. Sul Cal­vario sembrava che fosse abbandonato da Dio e in balia dello scherno degli uomini.

Il Vangelo che Cristo annunziava, venne allora sottopo­sto ad una prova radicale: «È il re d’Israele, scenda ora dalla croce e gli crederemo» (Mt 27,42); così gridavano quanti furono testimoni di quell’evento. Cristo non scende dalla croce poiché è fedele al suo Vangelo. Sof­fre l’ingiustizia umana. Solo in questo modo, infatti, può compiere la giustificazione dell’uomo. Voleva che prima di tutto si verificassero su di lui le parole del di­scorso della montagna: «Beati voi quando [gli uomini] vi insul­teranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegra­tevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi» (Mt 5,11-12).

A chi ancora si riferiscono queste parole? A molti, a molti uomini ai quali, nel corso della storia dell’umanit­à, fu dato di soffrire la persecuzione per causa della giu­stizia. Sappiamo che i primi tre secoli dopo Cristo furo­no segnati da persecuzioni talvolta terribili, specialmen­te sotto gli imperatori romani, da Nerone a Diocleziano. E benché dai tempi dell’Editto di Milano esse sono state cessate, tuttavia venivano riproposte nelle varie epoche storiche in numerosi luoghi della terra.

Anche il nostro secolo ha scritto un grande martirologio. Io stesso nel corso del ventennio del mio pontificato, ho elevato alla gloria degli altari numerosi gruppi di marti­ri: giapponesi, francesi, vietnamiti, spagnoli, messicani. E quanti ve ne furono nel periodo della Seconda Guerra Mondiale e sotto il sistema totalitario comunista! Soffri­vano e davano la loro vita nei campi di sterminio hitle­riani oppure sovietici… È giunto ora il momento di ri­cordare tutte queste vittime e di rendere loro l’onore do­vuto. Questi sono dei «martiri spesso sconosciuti, quasi ‘militi ignoti’ della grande causa di Dio» – ho scritto nella Lettera apostolica Tertio Millennio Adveniente (n. 7). Ed è bene che si parli di essi in terra polacca… poi­ché essa sperimentò una particolare partecipazione a questo martirologio contemporaneo… Costituiscono per noi un modello da seguire. Dal loro sangue dovremmo attingere forze per il sacrificio della nostra vita, che dobbiamo offrire a Dio ogni giorno. Sono per noi esem­pio affinché, come loro, diamo una coraggiosa testimo­nianza di fedeltà alla Croce di Cristo…

Sono lieto perché mi è stato dato di beatificare, insieme a cento e otto martiri, anche il beato Padre Alfonso Ma­ria Mazurek, alunno, e più tardi bene meri­to educatore del seminario minore annesso al convento [dei Carmeli­tani Scalzi]. Ebbi occasione di incontrarmi personal­mente con questo testimone di Cristo, che nel 1944, come priore del convento di Czerna, suggellò la sua fe­deltà a Dio con la morte del martirio. Mi inginocchio con venerazione presso le sue reliquie, che riposano pro­prio nella chiesa di san Giuseppe e rendo grazie a Dio per il dono della vita, del martirio e della santità di que­sto grande religioso.

Grazie alla comunità dei Carmelitani Scalzi della Provincia Veneta

San Ciriaco Elia della Santa Famiglia

San Ciriaco Elia della Santa Famiglia

SAN CIRIACO ELIA DELLA SANTA FAMIGLIA
(Chavara)

1805 – 1871

Cofondatore delle congregazioni dei Carmelitani della Beata Vergine Maria Immacolata
e delle Suore della Madre del Carmelo

Memoria facoltativa (obbligatoria nella province dell’India), 4 gennaio

Da una «nota» di P. Leopoldo Beccaro, sacerdote:

Lottò giorno e notte contro la diffusione dello scisma. Oggi, martedì 3 gennaio 1871, alle 7.15 del mattino, è morto il Padre Ciriaco Elia della santa Famiglia dopo una vita di luminosa innocenza. Egli stesso, poco prima di morire, poté attestare di non aver mai perso l’innocenza battesimale e di essersi esercitato nelle più belle virtù, specialmente nella semplicità di cuore, nella fede vivissima, nella tenerissima obbedienza e devozione verso il SS.mo Sacramento, la Beata Vergine Maria e san Giuseppe. Sopportò immense fatiche per il bene della cristianità del Malabar, specialmente al tempo dello scisma (del vescovo) Rocco. In questa circostanza venne nominato Vicario generale dei Siro-malabaresi e dimostrò la sua straordinaria devozione e fedeltà alla Santa Sede. Lottò giorno e notte per arrestare l’espandersi dello scisma; e così poté salvare da esso almeno una quarantina di comunità parrocchiali. Per questo il Santo Padre Pio IX gli indirizzò un Breve di compiacenza e lode. Fu il Fondatore e il primo Priore dei Terziari Carmelitani Scalzi nel Malabar. Fondò pure una congregazione femminile, superando difficoltà immense. Per il suo culto della virtù, della scienza e soprattutto della profonda conoscenza della lingua siriaca acquistò grande autorevolezza presso tutta la cristianità del Malabar, compresi i Nestoriani e i pagani. Quasi per due mesi sopportò la malattia con spirito di assoluta rassegnazione, anzi con gioia. Si mantenne distaccato dalle cose e dalle persone. Dopo aver ricevuto i santi Sacramenti con rara pietà e in una pace di paradiso, spirò a 65 anni di età compianto da tutti, ma specialmente da me che lo amavo quanto me stesso. Fu sepolto nella chiesa di santa Filomena presso Koonammavu. O anima santa e bella, prega Gesù per me!

Beata Maria Teresa di San Giuseppe

Beata Maria Teresa di San Giuseppe

BEATA MARIA TERESA DI SAN GIUSEPPE

1855 – 1938

Memoria facoltativa, 30 ottobre

Anna Maria Tauscher nacque nel 1855 a Sandow, nella Marca di Brandeburgo – oggi Polonia – da genitori luterani profondamente credenti. Venne educata nella fede dei suoi antenati, ma non aderì mai al Protestantesimo; nel 1888 entrò quindi a far parte della Chiesa cattolica con la professione di fede e per questo venne espulsa dalla casa e dal suo impiego.

Trovò asilo presso un Istituto religioso e, in seguito, in una famiglia come dama di compagnia. Il suo cammino di fede proseguiva generoso e, dopo la lettura della «Vita» di santa Teresa di Gesù, divenne un desiderio di consacrazione nel Carmelo. Il Signore, però, attraverso di lei voleva dare vita a un nuovo istituto, aggregato al Carmelo di Teresa. Così nel 1891, a Berlino, nasce la Congregazione delle “Suore Carmelitane del Divin Cuore di Gesù”. Dedicò la sua vita all’accoglienza dei bambini bisognosi e morì a Sittard, in Olanda, nel 1938. È stata beatificata nel 2006, durante il pontificato di Benedetto XVI.

Dall’«Autobiografia» della beata Maria Teresa di san Giuseppe:

Il 21 gennaio 1890 feci un sogno impressionante. Vidi un Crocifisso vivo, di grandezza naturale. Per tutta la lunghezza del corpo, dalle mani fino ai piedi, da ambo le parti, erano fortemente fissati nella carne due rami di spine, intrecciati saldamente a modo di corona di spine. E, dalla parte sinistra, sul cuore, un groviglio di spine, fortemente piantato, in forma di cuore. Il capo non era coronato di spine, e le braccia non erano abbassate, ma tese, aperte, in segno di vita. Una visione così impressionante, così terribile, che mi afferrava talmente e suscitava tanta compassione, che non vi sono parole per descriverla. Mentre i miei occhi indugiavano su di essa, il mio cuore tremava dal dolore. Il Divin Salvatore è il Capo che, in cielo, vive senza dolore e senza corona di spine; il corpo, le membra, rappresentano la santa Chiesa, che non solo è inchiodata alla Croce dalle potenze politiche, ma viene anche ferita profondamente dai cattolici indolenti e ribelli. Questo significano le spine al corpo. Le spine al cuore significano, invece, l’indolenza e l’infedeltà delle anime a lui consacrate (sacerdoti e religiosi). Mi svegliai e, siccome era giorno, mi recai subito in chiesa. Il mio cuore era agitato, anzi, ferito dal dolore e dalla compassione. Ora mi appariva chiaro ciò che il Signore voleva da me: preghiera e riparazione! Scongiurare grazie per la conversione dei peccatori. Lottare con Dio per la libertà della santa Chiesa. Da quel mattino il mio cuore fu pieno di nuova «fame e sete» non soltanto della volontà del Signore, della perfezione, ma «fame e sete», brama ardente, di guadagnare anime al Divin Cuore. Quel Crocifisso rimase e rimane dinanzi ai miei occhi ancora oggi come quella mattina, e alimenta il mio zelo di pregare per la conversione dei peccatori e di lavorare per la loro salvezza; non solo, ma lo fa sempre più ardente e mi fa sospirare il mio fine: poter estinguere dinanzi al trono di Dio il mio tormentoso desiderio, la mia sete di anime.

Grazie alla comunità dei Carmelitani Scalzi della Provincia Veneta

Beata Maria degli Angeli

Beata Maria degli Angeli

BEATA MARIA DEGLI ANGELI

1661 – 1717

Memoria facoltativa, 16 dicembre

Nacque a Tolino il 7 gennaio 1661, ultima degli undici figli dei conti Donato Fontanella di Baldissero e Maria Tana di Santena. A quattordici anni, orfana già di padre, superata con fermezza l’opposizione materna, entrò nel monastero delle Carmelitane Scalze di S. Cristina, fondato il 30 aprile 1639 dai principi di Savoia. Il 19 novembre 1675 vestì l’abito religioso, lasciando il nome di Marianna e il 26 dicembre 1676 emise la professione religiosa. Lunghi anni di indicibili sofferenze, sopportate con eroica serenità, affinarono il suo spirito fino alla mistica trasformazione in Dio. La fama della sua santità s’impose alla stima e fiducia delle consorelle e dei concittadini. Eletta priora a trentatré anni con dispensa apostolica, venne confermata in tale carica altre tre volte; ebbe pure l’incarico di maestra delle novizie. Nel 1702 fondò un nuovo Carmelo a Moncalieri.

Manifestò la sua carità verso il prossimo e la patria con la preghiera continua, con la sua vita d’immolazione, con la delicatezza e premura nell’accogliere e consolare tutti. I reali erano tra i suoi ammiratori e confidenti. Impetrò dal Signore la fine della guerra e la liberazione di Torino nel 1696: ascrivendo ciò alla intercessione di s. Giuseppe, ebbe la gioia di farlo proclamare patrono della città con un triduo solenne a S. Cristina. Pochi anni dopo si rivolse alla Vergine per ottenere nuovamente la salvezza di Torino dall’imminente pericolo di assedio e invasione da parte delle truppe francesi: il 7 settembre 1706 le forze unite del duca Vittorio Amedeo e del principe Eugenio di Savoia riportarono, come la beata aveva predetto, una decisiva vittoria, per celebrare la quale venne costruito a Superga il famoso tempio votivo.

Maria degli Angeli visse da vera figlia di s. Teresa di Gesù, zelandone la piena osservanza della regola e dei consigli; si distinse per illibata purezza – tale da richiamare s. Luigi Gonzaga, di cui era parente per parte di madre – per intenso amore al patire, per zelo apostolico, per il continuo suffragio delle anime del purgatorio, per una tenerissima devozione verso la Vergine e s. Giuseppe. Fu perciò arricchita da Dio di straordinari carismi. Morì a Torino il 16 dicembre 1717, lasciando molte lettere e alcune relazioni spirituali autobiografiche (inedite).

Il 1722 vennero iniziati i processi canonici. Pio VI il 5 maggio 1778 ne proclamò l’eroicità delle virtù e Pio IX il 25 aprile 1865 decretò l’onore dei beati. II suo corpo riposa in Torino nella chiesa di S. Teresa, opera dell’architetto Giovenale Delponte, sotto un magnifico altare, di fronte alla monumentale cappella di S. Giuseppe, capolavoro di Filippo Juvarra.

(Giovanni di Gesù Maria, Santi del Carmelo)

Grazie alla comunità dei Carmelitani Scalzi della Provincia Veneta

Beati Martiri di Spagna

Beati Martiri di Spagna

BEATI MARTIRI CARMELITANI DI SPAGNA

Memoria facoltativa, 4 maggio

In una sola memoria il Carmelo ha voluto riunire i propri martiri che, in diversi luoghi della Spagna, hanno donato la loro testimonianza durante la lunga e sanguinosa Guerra civile (1933-1936). Nel titolo sono menzionati P. Angelo Maria Prat Hostench O. Carm., ucciso con la sua comunità nel 1936 a Tarrega, e P. Luca di S. Giuseppe O.C.D., ucciso con i confratelli a Barcellona sempre nel 1936. In questa memoria si ricordano anche i gruppi di Lérida,Tarragona, Toledo, Olot, Terrasa ecc. L’intera schiera di vescovi, sacerdoti diocesani, religiosi di vari ordini e laici è stata beatificata in parte (498 martiri) da Benedetto XVI il 28 ottobre 2007 e in parte (522 martiri) da Francesco il 13 ottobre 2013.

Carmelitani dell’Antica Osservanza, beatificati il 28 ottobre 2007:

  • Beati Angelo Maria Prat Hostench
  • Beati martiri di Tarrega, Olot, Terrassa, Vic

Carmelitani Scalzi, beatificati il 28 ottobre 2007:

  • Beato Eufrasio di Gesù Bambino (1897-1934) martire a Oviedo
  • Beati Eusebio di Gesù Bambino e compagni martiri di Toledo
  • Beati Luca di S. Giuseppe e compagni martiri di Barcellona

Carmelitani Scalzi, beatificati il 13 ottobre 2013:

  • Beati Giovanni di Gesù e compagni martiri di Lérida
  • Beati Elipio di S. Teresa e compagni martiri di Tarragona
Grazie alla comunità dei Carmelitani Scalzi della Provincia Veneta

Beata Teresa Maria della Croce

Beata Teresa Maria della Croce

BEATA TERESA MARIA DELLA CROCE
(Teresa Manetti)

1846 – 1910

Fondatrice della Congregazione delle Carmelitane di santa Teresa

Memoria facoltativa, 23 aprile

Teresa Manetti nasce il 2 marzo 1846 a San Martino, una frazione di Campi Bisenzio (Firenze), da un’umile famiglia. L’infanzia di ‘Bettina’, come viene chiamata la piccola Teresa dalla famiglia e dalla gente del paese , è assai difficile per le precarie condizioni economiche della famiglia, seguite alla prematura morte del padre. Bella ragazza, attenta alla cura della sua persona, a 19 anni scopre la sua Vocazione, iniziando il suo cammino religioso e scegliendo come ispiratrice ideale Santa Teresa d’Avila.

Nel 1872 inizia con alcune compagne la convivenza religiosa e due anni dopo tutte si iscrivono al Terzo Ordine Teresiano, trasferendosi nel ‘Conventino’, una casetta che diviene la prima sede dell’Ordine. Grande importanza hanno in questo periodo i suggerimenti ed i consigli di un giovane parroco, Don Ernesto Jacopozzi, che segue l’attività di Bettina fino al 1894, anno della sua scomparsa. La Madre non si limita ad una vita religiosa puramente contemplativa ma sceglie di impegnarsi nel mondo, iniziando una grande attività caritatevole, specialmente nel campo dell’assistenza alle orfanelle.

Il successo della Congregazione fa sì che sia necessaria una nuova sede ed in pochi anni, con l’aiuto di Dio e della gente di San Martino e non solo, la Madre può realizzare il suo sogno, la costruzione di un grande Convento e di una Chiesa (1880-1887). L’attività dell’Ordine ben presto esce dal piccolo paese di San Martino e nuove sedi vengono aperte prima in Toscana, poi in Italia e in altre parti del mondo. Nel 1904 l’Ordine Carmelitano di Santa Teresa riceve l’approvazione da parte di Papa San Pio X e negli anni successivi si aprono case in Siria e Palestina. Oggi il seme di Bettina ha dato i suoi frutti, oltre che in Italia, anche in Libano, in Israele, in Amazzonia e, dopo il crollo del comunismo, a Praga, dove le figlie di Bettina stanno costruendo un pensionato per le studentesse che vanno a studiare nella capitale ceca.

Nel 1908 la Madre viene colpita da un terribile male, che nonostante le cure e la sua lotta (da toscana battagliera come è sempre stata) la porta alla morte terrena il 23 aprile 1910. La sua fama di Santità viene confermata da numerose attestazioni di grazie e miracoli, tanto che nel 1930 si dà inizio al Processo di Beatificazione, che trova ulteriore spinta nel 1938, in seguito alla guarigione miracolosa di una suora veneta dell’Ordine.

Il 19 ottobre 1986, in occasione della sua Visita Pastorale a Firenze, Giovanni Paolo II proclama Beata Teresa Maria della Croce; il 7 dicembre 1999 il Consiglio Comunale di Campi Bisenzio la proclama Patrona della Città, accogliendo le richieste di una petizione popolare che aveva raccolto migliaia di firme tra i concittadini di ‘Bettina’.

(fonte: Santiebeati.it, Francesco Frati)

Grazie alla comunità dei Carmelitani Scalzi della Provincia Veneta

Beata Francesca di Amboise

Beata Francesca di Amboise

BEATA FRANCESCA DI AMBOISE

1427 – 1485

Memoria facoltativa (in Francia), 5 novembre

Nacque probabilmente a Thouars il 28 sett. 1427 da Luigi, visconte di Thouars e Maria di Rieux dei baroni d’Encenis. Promessa sposa appena quattrenne a Pietro, secondogenito del duca di Bretagna, passò il resto della sua giovinezza presso la futura suocera Giovanna, sorella di Carlo VII, re di Francia, la quale le impresse quello spirito profondamente cristiano ricevuto dagli insegnamenti di s. Vincenzo Ferreri. Pietro, essendogli premorti il padre e il fratello maggiore, ascese al trono ducale di Bretagna ed insieme con F. fu incoronato nella cattedrale di Rennes nel 1450. L’influsso benefico sul duca, suo marito, sull’andamento della corte e delle cose di stato fu profondo ed i sette anni del suo governo saranno ricordati presso il popolo come «i tempi della beata duchessa».

Rimasta vedova nel 1457, nonostante le pressioni paterne e del re di Francia, non solo si oppose alle seconde nozze, ma si orientò verso la vita religiosa. Dopo ripetuti colloqui con il b. Giovanni Soreth, priore generale dei Carmelitani, si decise per il Carmelo, mettendo a disposizione i propri averi per la fondazione del primo monastero carmelitano femminile in Francia: esso sorse a Bondon, presso Vannes, nel 1463, con le monache che il b. Soreth aveva fatto trasferire dal monastero di Liegi. Ad esse il 25 marzo 1468 si unì F., che volendo colmare la distanza sociale con le consorelle, chiese loro che sostituissero il titolo di duchessa con quello di «ancella di Cristo».

Nel 1477 fondò, sotto la protezione della Madonna des Couëts (de Scotiis), un secondo monastero a Nantes, che due anni dopo accolse le monache rimaste dell’ex-monastero di Bondon. Per tali fondazioni e per l’influsso sulla legislazione adottata nel suo ed in altri Carmeli francesi, viene riconosciuto a F. il titolo di fondatrice delle Carmelitane in Francia. A lei si deve l’introduzione della pratica della Comunione frequente (e per le malate anche quotidiana) e l’imposizione per voto, sotto pena di scomunica, della strettissima clausura che impediva sia l’accesso al monastero a tutte le persone estranee (comprese le donne), sia l’uscita delle monache dal recinto claustrale. Con tale voto anticipò di un secolo la legislazione di s. Pio V e preservò le sue religiose da quei danni che la mancanza di clausura produsse in altre parti.

Morì a Nantes il 4 novembre 1485. Durante la Rivoluzione francese le monache furono costrette ad abbandonare il convento, i ricordi della beata furono dispersi e il corpo venne profanato. Le si attribuiscono alcune istruzioni claustrali, il cui ms. sarebbe andato perduto, ed alcune meditazioni pubblicate da Christophe Le Roy. Il suo culto venne riconosciuto da Pio IX il 16 luglio 1863. Si suole raffigurare con gli occhi rivolti al Crocifisso che tiene nelle mani; sul suo abito carmelitano porta la cappa di ermellino (invece che di lana) per ricordare il suo rango di duchessa.

(Claudio Catena, in Santi del Carmelo, a cura di L. Saggi o.carm, Roma 1972)

Dalle «Esortazioni alle sue monache» della beata Francesca

Qualsiasi sofferenze e inquietudini abbiate nei vostri cuori, portatele più benevolmente che possiate, e pensate che è la vostra croce. Aiutate Nostro Signore e portatela con lui, di buon cuore e volentieri, perché se ne avete una, qualunque essa sia, è possibile che in futuro ne abbiate un’altra più pesante da portare. Attraverso una solida fede e speranza nell’aiuto di Dio, si vince la tentazione. Non bisogna affatto scoraggiarsi e fermarsi nel cammino, ma farsi coraggio. Pensate alle pene e alle grandi tentazioni che i santi Padri hanno avuto e sopportato nel deserto. Le pene che soffrivano nello spirito erano per loro più faticose, senza paragone, delle penitenze e austerità corporali. Se uno non fosse tentato, non si saprebbe se ha qualche virtù. Quindi contentatevi di ciò che piacerà a Dio. Lui non ci manda niente da soffrire, che non sia per il nostro bene. Gesù dice nel Vangelo: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso» (Lc 9,23), che significa dimenticarsi, non stimare nulla di sè, disprezzarsi e non avere nessun dispiacere di essere disprezzati dagli altri, ma anzi desiderarlo. Nostro Signore ci dice di prendere la croce per seguirlo, cioè sopportare la penitenza e i tormenti per amor suo, come lui ha portato la croce per amore nostro. Ma, vi supplico, non portatela come fece Simone il Cireneo. Quando Nostro Signore era sfinito per i molti colpi e tormenti chegli erano stati inferti, e i Giudei ebbero paura che morisse prima di arrivare al luogo dove doveva essere crocifisso, gli tolsero la croce perché non venisse meno, e la caricarono a Simone perché la portasse contro la propria volontà. E benché l’abbia portata, non ci morì come fece Nostro Signore, il quale spontaneamente e volontariamente la portò con amore, e vi morì rendendo l’anima a Dio, suo Padre. Sul suo esempio, fate come lui. Voi siete sulla croce della penitenza, portatela volontariamente fino alla fine, fino a morire su di essa, e rendere a Dio le vostre anime. Lodate e ringraziate Dio di avervi attirate al suo servizio. Non disprezzate nessuno. Abbiate bene in mente che il comandamento di Dio è amare come sé stessi il prossimo, e le sorelle, anche quelle che vi fanno o vi vogliono del male. Sopra ogni cosa, conservate la carità l’una verso l’altra, e mettetevi d’impegno per vincere le vostre passioni. Provate oggi un rimedio e domani un altro, e così arriverete poco a poco a vincere e superare le tentazioni. E quando Nostro Signore vedrà la vostra buona volontà e perseveranza, vi donerà la sua grazia e vi aiuterà a sostenere il vostro dovere di religiose fino alla fine, e nulla vi sarà difficile da sopportare per amor suo.

Grazie alla comunità dei Carmelitani Scalzi della Provincia Veneta